Contaminati

Non ci passo più da quelle strade
di quando freschi e incauti si viaggiava
nella notte di città, da sud a nord,
fermi in auto senza radio
a vivere sordi per il tempo di un minuto.
Non ci torneremo in queste piazze, io lo so,
non saremo mai più incauti, amanti,
belve stanche nella notte,
sogni avverati di chi in casa dorme
– e noi, dispersi, naufraghi per strade
– per quelle strade che eran piste di decollo
di baci molesti, di abbracci richiesti.


Ed eravamo dunque eroi, giovani no
non direi proprio – era altro, da me o te,
da età mai più nostre, confuse
tra i miei non avverati tredici anni,
gli anni tuoi di giorno forse troppi,
di notte troppo poco
– bastava guancia contro guancia
a farci bimbi tra le biglie e i sassi
e un altro giorno anziani,
sposati da cent’anni o da nessuno.


Che se non torno io per queste vie
non tornare, te lo chiedo,
ché davvero non capisco
se il mio cuore è rimasto puro
o se muoio
poiché s’è contaminato.

D. M.